Vivere Verano

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La Storia di Verano Brianza.

 

Le origini di Verano Brianza risalgono ai tempi dell’espansione dei Celti in Europa. È verosimile credere alla presenza sull’attuale territorio veranese di genti celtiche, che si sarebbero romanizzate a seguito della conquista militare della Lombardia del 222 a.C. I Romani avviarono, infatti, un lento processo di assimilazione delle popolazioni indigene, che si concretizzò prima nell’89 a.C. – con il riconoscimento della cittadinanza latina (lex Pompeia de Transpadanis) –, quindi nel 42 a.C., quando la Gallia Cisalpina entrò a far parte dell’Italia romana. All’estensione dei diritti si accompagnarono opere di razionalizzazione dello sfruttamento del territorio, con probabili attività di centuriazione (veri e propri “piani regolatori”, tipici della mentalità pragmatica dei Romani). La fondazione di Verianum castrum, accampamento militare posto nei pressi dello snodo viario che collegava il municipium di Milano a Como e Lecco, risale all’età del principato di Augusto. La comunità era composta da un ceto relativamente agiato, con possibili elementi provenienti dalle schiere dei veterani cesariani. I ritrovamenti archeologici (risalenti al I-II secolo d.C.) compiuti tra le cascine Moriggiola e Gallazza nel 1966 e nel 2005 hanno evidenziato la preminenza dell’agricoltura e dell’allevamento tra le attività produttive dei locali (sono state rinvenute cesoie e coltelli). Gli antichi Veranesi intrattenevano rapporti commerciali con le comunità vicine lungo gli assi viari e il corso del Lambro, come documentato dalle anfore, dall’olpe e dall’olla comasca che costituivano il corredo delle tombe veranesi[1].

Verano fu posta dall’arcivescovo Ansperto II (868-881) sotto la guida della Pieve di Agliate. Nelle Gesta Friderici Imperatoris in Lombardia di un anonimo intellettuale bergamasco si racconta che il castello di Verano (Veiranus)[2], posto a presidio del Lambro, fu saccheggiato dall’imperatore Federico I von Hohenstaufen a metà del mese di maggio 1160[3]. Verano assunse un ruolo di discreto rilievo nel contesto delle lotte intestine che interessarono il Comune di Milano nel XIII secolo. Nella cronaca Manipolus florum di frate Galvano Fiamma (1283-1344) si legge che nel 1222, nel conflitto che aveva contrapposto nobiltà e popolo di Milano, il borgo fu saccheggiato dal leader popolare Ardighetto Marcellino[4]. Negli anni centrali del secolo, Verano aderì al partito guelfo dei Della Torre, che fu sconfitto a Desio nel 1277 da Ottone Visconti, il quale impose la signoria della propria famiglia su Milano. Il castello di Verano rimase, tuttavia, di proprietà dei Della Torre, come si legge nel testamento del 1312 di Guido della Torre, riportato nella Patria Historia di Bernardino Corio (1459-1519)[5]. In età medievale fu costruita la Chiesa di Santa Maria Pura, che sarebbe stata in seguito annessa al Convento cinquecentesco e ampliata nel XVII secolo.

Lo stemma del Comune di Verano nacque negli ultimi secoli dell’età medievale. Nello Stemmario Trivulziano (opera del pittore Gian Antonio da Tradate, realizzata durante il regno di Francesco Sforza) è stato miniato a p. 359 lo scudo gentilizio della nobile famiglia dei “de Verano”, che trasse la propria denominazione e origine proprio dall’antico Comune brianzolo. Lo stemma è inquartato di nero e d’argento, con un leone rampante di rosso, attraversante il tutto[6].

Negli anni successivi al Concilio di Trento (1545-1563) le gerarchie ecclesiastiche ambrosiane furono impegnate nella grande campagna di difesa dell’ortodossia cattolica e ri-evangelizzazione delle genti che erano state toccate dalle idee della Riforma. Fu l’arcivescovo san Carlo Borromeo a proporre nel 1578 la fondazione di un convento di frati Cappuccini a Verano, che avrebbe dovuto annichilire l’influenza dell’Ordine degli Umiliati, un movimento evangelico condannato dal Concilio tridentino per posizioni vicine al Calvinismo. Papa Gregorio XIII approvò nel 1582 l’idea di Carlo Borromeo e nel 1593 il convento aprì la propria attività. I padri Cappuccini di Verano si distinsero per l’assistenza ai più bisognosi e agli infermi durante la peste del 1630. Nel 1743 la biblioteca dei Cappuccini contava di ben 250 libri, tra i quali figuravano le opere di sant’Agostino e di san Carlo Borromeo: il convento di Verano andò così configurandosi come uno dei più vivaci centri culturali della Brianza asburgica[7].

Sullo scorcio del XVI secolo, prese corpo l’idea, sollecitata dall’arcivescovo di Milano, di edificare una nuova chiesa parrocchiale, da dedicare ai martiri Nazaro e Celso. La visita pastorale del 1578 trovò un edificio a una sola navata, abbastanza capiente per contenere la popolazione di Verano; nel 1606 Federico Borromeo fece erigere il campanile. Nel corso dei secoli la chiesa fu ampliata con nuove cappelle, due nuove navate e affreschi settecenteschi. La Chiesa vecchia ospita oggi, dopo anni di attenti restauri, eventi culturali di qualità e le attività delle numerose associazioni parrocchiali.

Nel 1611, un masso erratico, che si trovava sul territorio di Verano dai tempi dell’era glaciale, fu acquistato dalla Confraternita della Croce di Porta Tosa di Milano per la realizzazione del capitello della Colonna del Verziere in Largo Augusto[8].

Nel 1647 don Tiberio Crivelli, marchese d’Agliate, ottenne da Filippo IV di Spagna la signoria su Verano, Rancate e Robbiate.

In seguito alla vittoriosa campagna di Bonaparte in Italia, il 27 maggio 1798 il Direttorio francese decretò la soppressione e la confisca di monasteri e conventi, compreso quello di Verano. Quando nel 1799 la coalizione austro-russa occupò l’Italia settentrionale, il marchese Lodovico Trotti Bentivoglio (1729-1808) acquistò la proprietà del convento, permettendo il ritorno dei frati e costruendo una sontuosa villa di delizia. Le vicende storiche di Verano si legarono strettamente, a questo punto, a quelle dei Trotti Bentivoglio, facoltosa famiglia d’origine alessandrina che durante l’età moderna aveva fatto fortuna servendo sotto le armi degli Austrias e che, tra XVIII e XIX secolo, si era perfettamente inserita all’interno della corte viennese e degli ambienti vicereali di Monza. Importanti testimonianze vengono dalle memorie di famiglia conservate nell’Archivio Storico Civico di Milano, presso il Castello sforzesco, parzialmente edite dal marchese Aldobrandino Malvezzi de’ Medici nel secolo scorso[9]. Il conte Lodovico Trotti Bentivoglio (1805-1856) sposò nel 1838 Sofia, la figlia di Alessandro Manzoni; la coppia visse nella villa di Verano fino al 1845, visitata dal grande romanziere milanese, che era nel frattempo impegnato nella riedizione de I promessi sposi. Il conte Lodovico si unì nel 1848 alle schiere di volontari milanesi insorti contro gli Asburgo, per poi arruolarsi nell’esercito sabaudo. Tornati gli Asburgo in Lombardia, la proprietà di Verano fu confiscata a causa del coinvolgimento della famiglia nei moti risorgimentali[10]. Ciò non impedì al conte Trotti di far erigere nel 1855 la cappella della Madonnina (su un preesistente luogo di devozione) per allontanare da Verano l’epidemia di colera che stava infuriando sul territorio, come recita l’iscrizione riportata sul sacello dopo la sua ricostruzione nel 1932[11].

Tra il 1811 e il 1842 fu costruita una seconda villa gentilizia, l’odierna villa Ravina Strada. La proprietà del complesso passò nel 1840 da Giuseppina Caronno Pasta a donna Giuseppina Clerici, vedova Brambilla: negli atti si citano 320 pertiche con caseggiato gentilizio e una casa colonica chiamata “Il Castello”, toponimo che richiama la presenza dell’antico castello medievale. Due anni dopo, la vedova permutò alcuni terreni e parte del giardino, compreso il romitaggio dei Cappuccini, ancor oggi visibile dalla scalinata che collega la Chiesa vecchia alla valle dei Mulini, con il conte Lodovico Trotti Bentivoglio. Gli eredi Brambilla vendettero la villa a Paolo Negri, proprietario dell’omonima residenza di Carate Brianza, che la cedette al nipote Enrico Strada agli inizi del XX secolo. La proprietà passò poi alla famiglia Ravina[12].

La villa dei Trotti Bentivoglio fu riscattata nel 1858 dai Massarani, ricca famiglia di avvocati ebrei di Mantova. Tullo Massarani (1826-1905), storico, poeta, artista, filantropo e politico (fu primo senatore ebreo del Regno d’Italia)[13], elesse Verano quale privilegiato luogo di villeggiatura, distinguendosi nel corso dei decenni per le generose donazioni elargite alla comunità e alla parrocchia per la costruzione dell’Asilo Regina Margherita, odierno asilo parrocchiale. Nel 1903, Tullo Massarani dedicò anche un sonetto a Verano, dove ancora oggi riposano le sue ceneri, insieme a quelle dei genitori:

 

Ben vi riveggo, o verdi mie pendici, | dove rapido il piè come la brama | scorrazzando sen gìa nei dì felici | come chi esulta, e più non chiede, ed ama. | Ben vi riveggo, e vosco sono amici | vecchi, e fiori novelli ad ogni rama, | e turbe liete ne’ ridenti vici… | Ma più un fitto di fronde a sé mi chiama. | Qui posa l’uno e l’altro mio parente, | qui dei mortali ogni tenzon si tace, | qui del gran Tutto, l’alitar si sente. | A voi tornando, il mio pensier s’inciela: | questo è il porto alla fin, questa la pace | che la mia sitibonda anima anela[14].

 

A partire dal XVIII secolo, accanto alla coltivazione di cereali e viti, si era diffuso (incentivato dal Governo di Vienna) l’allevamento del baco da seta (gelsibachicoltura), grazie al quale il territorio iniziò a produrre seta lavorata. Lungo il fiume Lambro erano sorti, già dal secolo precedente, mulini ad acqua per la lavorazione, la tintoria, la follatura della lana e la macinazione dei cereali. Nel XIX secolo sorsero filande e manifatture, nel clima della rapida espansione industriale. Nel secondo dopoguerra nacquero fabbriche tessili e metalmeccaniche che fornirono occupazione a buona parte della comunità veranese.

Con il Decreto Regio del 29/01/1928 n. 190, che recepiva la richiesta del podestà Guido Bazzoni del 10/10/1927, il paese assunse l’attuale denominazione di Verano Brianza, per distinguersi dall’omonimo Comune di Verano/Vöran in provincia di Bolzano.

Tra il 1935 e il 1946 fu edificata la Chiesa Nuova, sul progetto dell’architetto fiorentino Ottavio Cabiati (1889-1956), consacrata dall’arcivescovo Ildefonso Schuster il 15 settembre 1946. La chiesa di Verano Brianza presenta una facciata a capanna di stile neo-romanico. La struttura è monumentale, il triplo fornice in marmo bianco all’ingresso richiama idealmente la grandiosa maestosità degli archi di trionfo d’età romana. La pianta è a croce latina, con tre navate, un transetto e quattro campate, impostate su colonne cilindriche, senza base e capitello, rivestite di marmo viola, che reggono grandi archi e coperture con volte a crociera, con un suggerito richiamo all’architettura bizantina e veneziana. Le vetrate, che narrano la storia dell’Alleanza tra Dio e l’uomo, sono state realizzate dall’artista Luisa Marzatico, che realizzò anche l’altare, l’ambone e il portale in bronzo[15].

Verano Brianza è la città natale dell’astronauta Paolo Nespoli, che ha partecipato alle missioni spaziali Esperia nel 2007, MagISStra nel 2010 e VITA nel 2017.

 

dott. Marco Giuseppe Longoni.

 

Di seguito, l’elenco dei sindaci, podestà e commissari prefettizi, compilato attraverso le informazioni conservate presso l’Archivio Comunale di Verano Brianza.

 

 

Elia Tagliabue Fine XIX sec. – 1907 Liberale
Edoardo Frigerio 1907-1923 Liberale
Marco Tagliabue 1923-1926 PNF – comm. prefettizio
Guido Bazzoni 1926-1936 PNF – podestà
Giuseppe Longoni 1936-1938 PNF – del. podestarile
Marco Tagliabue 1938-1943 PNF – podestà
Luigi Citterio 1943 PFR – comm. prefettizio
Giuseppe Ratti 1943-1945 PFR – comm. prefettizio
Attilio Frigerio 1945-1946 PSIUP
Arturo Galbiati 1946-1951 DC
Giuseppe Ratti 1951-1961 DC
Angelo Redaelli 1961-1975 DC
Liliana Caglio 1975-1978 DC
Alfio Licandro 1978 Commissario prefettizio
Aldo Colciago 1978-1993 DC
Alberto Tagliabue 1993-1997 Lega Nord
Giacomo Ballabio 1997-2006 Lista civica – ViviVerano
Renato Casati 2006-2016 Lista civica – ViviVerano
Massimiliano Chiolo 2016 – in carica Lista civica – ViviVerano

 

[1] AA. VV., Davide Pace un archeologo in Brianza. Lavori dal 1966 al 1996, Missaglia, Bellavite, 2015; si veda in particolare il contributo di F. Butti, pp. 121-128. Sulla cristianizzazione della futura pieve d’Agliate, si rimanda a L. Salaorni, L’epigrafe di Iperechio. Agliate in età paleocristiana, Biassono, Edizioni del Museo Civico di Biassono “Carlo Verri” – Schede del Museo, Territorio, T. 5., 2017.

[2] Ho di recente esposto le conclusioni delle mie ricerche sul castello medievale sulla stampa locale: F. Signorini, Il castello scomparso di Verano, «Il Cittadino di Monza e Brianza», 06/10/2018, p. 30.

[3] Gesta Federici I imperatoris in Lombardia auctore cive Mediolanensi, ed. Oswald Holder-Egger, in Monumenta Germaniae Historica. Scriptores rerum Germanicarum in usum scholarum, Hannover, Hahn 1892, p. 40.

[4] B. Corio (cur. A. Morisi Guerra), Storia di Milano, Vol.I, Torino, UTET, 1978, p.322.

[5] Ivi, p. 626.

[6] C. Maspoli (cur.), Stemmario Trivulziano, Milano, Casa Editrice Niccolò Orsini de Marzo, 2000, p. 284.

[7] Molto è stato scritto in passato sul convento di Verano. Si segnala il recente e ben documentato libro E. Elli, Il Convento dei Cappuccini. Sic transit gloria mundi, Missaglia, Bellavite, 2018.

[8] L. Pozzi, Alla ricerca della pietra verde in Brianza – Pietra pregiata ricavata dai massi erratici, Biassono, Edizioni del Museo Civico di Biassono “Carlo Verri” – Schede del Museo, Territorio, T. 2., 2016.

[9] A. Malvezzi, Il Risorgimento italiano in un carteggio di patrioti lombardi 1821-1860, Milano, Hoepli, 1924.

[10] Le vicende della famiglia Trotti dal Medioevo al XX secolo sono state trattate oltre un decennio fa all’interno dello studio S. Bernasconi (cur.), Villa Trotti Bentivoglio di Niguarda. Il recupero di un frammento di storia milanese, Milano, Raccolto Edizioni, 2007, pp. 8-97. L’archivio di famiglia fu lasciato dal marchese Aldobrandino Malvezzi de’ Medici, scomparso nel 1961, all’Archivio Storico Civico di Milano, presso il Castello sforzesco, ed è oggi consultabile come fondo Malvezzi. Si veda anche F. Calvi, Famiglie notabili milanesi, vol. I, Milano, Vallardi, 1875.

[11] L’iscrizione è presente nella duplice versione in Latino e in Italiano, si riporta di seguito la seconda: «QUESTO ANTICO TABERNACOLO ONORATO CON VIVA FEDE | FU RICOSTRUITO E ADORNATO DAL NOBILE TROTTI NEL 1855 | QUANDO IL MORBO DEL COLERA MINACCIAVA VERANO | (iscrizione trascritta dalla vecchia cappellina) | DISTRUTTO PER LA COSTRUZIONE DELLA NUOVA STRADA | FU RICOSTRUITO QUI DALLA PIETA DEI VERANESI | NELL’ANNO DEL SIGNORE 1932».

[12] C. Corbetta, Memorie di Villa Ravina narrate da donna Fausta, «Giornale di Carate», 16/09/2008, p. 17.

[13] Presso la Biblioteca “Mons. Enrico Galbiati” di Verano Brianza sono conservati tutti i libri pubblicati da Tullo Massarani. Si rimanda in particolare al mio studio M. G. Longoni, Tullo Massarani. Protagonista dell’Unità d’Italia, Missaglia, Bellavite, 2018.

[14] Ivi, p. 183.

[15] F. Cajani (cur.), Ottavio Cabiati e il suo tempo, Besana Brianza, Edizioni GR, 1991; si veda, in particolare, il contributo di P. Favole, L’architettura delle chiese di Ottavio Cabiati, pp. 101-112.

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